Quando essere una drag queen smaschera l’omofobia sul posto di lavoro: la storia di Valerio Chellini in arte Lalique Chouette

11 Lug 2020 Anthony Festa • Tempo di lettura: 7 minuti

Lalique Chouette è uno dei volti storici del Mamamia di Torre dal Lago, è la voce che ha accompagnato le serate di migliaia di persone, non tutti però conoscono Valerio Chellini, il ragazzo che ha dato vita a Lalique, ma decisamente più riservato di Miss Drag Queen 2017.

Sabato scorso Valerio (insieme a Paolo Sar) ha accolto sul palco del Mamamia di Torre del Lago, Marco, un educatore toscano vittima di omofobia sul posto di lavoro.

Quell’incontro probabilmente ha fatto scattare qualcosa in Valerio, che ha deciso di aprirsi e raccontare un’esperienza poco piacevole e che in qualche modo l’ha segnato, ma che fino ad oggi aveva tenuto nascosta. In pochi infatti sanno che oltre a far divertire il popolo del Mamamia, Valerio si è laureato in medicina ed ha lavorato presso una struttura per disabili.

Valerio dopo anni ha scoperto che il suo avanzamento di carriera all’interno del centro in cui lavorava era stato bloccato perché i suoi superiori avevano scoperto l’esistenza di Lalique.

“Non tutti sanno che prima di essere Lalique e divertirmi in lungo e largo sui palchi di mezza Italia per poi approdare sulla terrazza del Mamamia, sono stato terapista occupazionale. Dopo un percorso di studi travagliato mi sono laureato presso l’università di Pisa nel corso triennale di medicina e dopo appena un mese ho iniziato la mia prima esperienza lavorativa presso la residenza per disabili nella quale avevo svolto il tirocinio ed il mio progetto di tesi: un contratto a tempo determinato per due anni, divenuto poi a tempo indeterminato. Non l’ ho mai raccontato pubblicamente perchè credo non abbia niente a che fare con il mio personaggio oltre al voler portare rispetto alla professione stessa; ne sto parlando adesso perchè l’incontro con Marco Diandi la scorsa settimana al Mamamia mi ha fatto riflettere sulla mia esperienza e mi sono reso conto che anche io ho qualcosa da denunciare a riguardo.

Al termine del mio quarto anno di assunzione decisi di licenziarmi perchè sentivo forte il bisogno di dedicarmi totalmente alle mie ambizioni artistiche: parallelamente al mio lavoro diurno incominciai a sperimentare i miei primi travestimenti fino ad arrivare al punto che, armato di molto coraggio e con il mio sogno stretto in mano, me ne volai ad Ibiza, tanto era il desiderio di tentare una carriera come drag queen. Salutai il mio lavoro con la promessa che se non fossi riuscito nel mio intento avrei potuto chiedere di essere reintegrato.

Al momento del congedo venni però a sapere che la direzione aveva scoperto la mia doppia “scandalosa” vita e che il mio avanzamento di carriera era stato bloccato perchè ero considerato una persona troppo strana e particolare per poter rivestire un ruolo di ulteriore responsabilità. Io, immaginando che il mio orientamento sessuale ed il mio secondo lavoro non potesse essere gradito ad una fondazione di matrice cattolica, avevo fatto il possibile per nascondermi ma la gente mormora ed ai tempi dei social è ancor più facile venire a conoscenza dei fatti degli altri.

Non detti molta importanza alla questione, avevo in testa progetti a mio avviso più ambiziosi e volevo scappare da quell’ambiente: l’ipotesi che potesse essere la mia scialuppa di salvataggio se la mia esperienza spagnola fosse stata catastrofica non volevo seriamente prenderla in considerazione.
Ma se invece avessi tenuto a quel posto di lavoro? Se l’avanzamento di ruolo mi avesse aperto a prospettive diverse che obiettivamente mi sono state negate per una discriminazione?
Dopo dieci anni quasi per caso mi sto ritrovando a svolgere il mio vecchio lavoro diurno in comunità con minori con disturbi della condotta alimentare. Sono stato chiaro sin dall’inizio, non ho più nessuna intenzione di dovermi nascondere: la mia nuova occupazione avrebbe dovuto convivere con Lalique. La mia sincerità è stata ripagata e questa volta sto vivendo un’esperienza costellata di positività. Il fatto che sia gay e faccia la drag queen non è un taboo ne per i miei colleghi, ne per il mio datore di lavoro, ne per i miei giovani pazienti ed i loro genitori”.

Non solo i colleghi e i nuovi datori di lavoro di Valerio adesso conoscono Lalique e non hanno alcun problema, ma la madre di una sua paziente ha addirittura espresso la volontà di incontrare la Miss Drag Queen al Mamamia.

“Da mamma posso solo dire che ***** è stata fortunata a trovare TE ed i tuoi colleghi; ve l’ ho affidata un anno fa impaurita, ferita dalle persone che giudicandola le hanno fatto tanto male. Tu sei stato uno tra i primi a parlarci e a capirla: a comprendere quello che ha cercato di nascondere sempre al mondo (ma grazie al cielo non alla sua famiglia) per la paura di essere ancora giudicata. Il mondo può essere crudele e alcune persone ancora di più! Come mamma sicuramente ho fatto tanti errori ma una cosa di cui ne vado fiera è che ai miei figli ho sempre insegnato che l’amore è amore, in questo anno hai fatto un magnifico lavoro con lei spero che di questa esperienza ne faccia buon uso per il suo futuro! E come promesso appena possibile verremo, io e miei amori a trovarti al Mamamia..sempre se fate entrare le over50!”.

Leggere questi messaggi regala gioia e speranza, il mondo non è fatto solo da omofobi e bigotti, per fortuna.

 

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Questo sabato Lalique ha deciso prepotentemente di tornare a farmi visita. Non sono riuscito a frenare il suo impeto: la situazione ha preso il sopravvento senza nemmeno capire se fossi davvero pronto a riceverla. A che cosa dovrò rinunciare? Non sono disposto ad offrirgli tutto il tempo concessole negli ultimi anni! Però, sta di fatto, che è sempre lei a vincere. Ancora una volta mi trovo inchinato alla sua volontà temendo di sacrificare il mio ritrovato equilibrio. “Cara signora spocchiosa non credere di trovare il Valerio timido ed insicuro soggiogato alle tue smanie di protagonismo! Anche io ho scoperto di valere almeno quanto te! Hai deciso tu , ancora, ma dovrai sudare per riconquistare il tuo posto nella mia vita, se mai avrò voglia di concedertelo!” E mentre le urlo in faccia ogni possibile cattiveria, sperando di ferirla e vederle abbassare la testa, lei mi guarda immobile e fiera mentre riordino il suo guardaroba e piego innervorsito i costumi che ha scelto per il suo ritorno in scena. “Ti sto offrendo un corpo migliore di quello che hai lasciato, una mente più pungente, ed una leggerezza che non credevo di avere, ma ricorda bene che l’ho fatto per me! Ogni momento degli ultimi mesi l’ho vissuto sgombro dalla pesantezza della tua presenza ed i risultati che ho avuto sono sono solo frutto dei miei sacrifici e delle mie capacità. Riconosco, e te ne sarò sempre grato, che averti vicino mi ha offerto delle esperienze che altrimenti non avrei avuto. Mi hai fatto capire cosa significhi amare se stessi. Mi hai preso per mano e mi hai insegnato a camminare spavaldo tra gli sguardi indiscriti della gente. E’ grazie anche a te se oggi sono la persona che vedo allo specchio, ma gli ultimi passi decisivi li ho mossi da solo ed ho capito che dobbiamo proseguire insieme ma rispettando ognuno i propri spazi.” Adesso mi guarda incredula, i suoi occhi sono lucidi ed una lacrima scende quasi impercettibile solcando le rughe delle guance. “Dove è adesso tutta la tua sicurezza? Hai paura che ti abbandoni? Piccola, non volevo ferirti davvero, sono stufo, ma ho nuovamente bisogno di te! C’è ancora molto da distruggere e ricostruire e non basta la mia sola forza!”

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