Lizzano, una messa per contrastare la legge sull’omofobia. La Sindaca si presenta fuori la Chiesa con una bandiera arcobaleno ed il prete chiama i Carabinieri

15 Lug 2020 Fabiano Minacci • Tempo di lettura: 2 minuti

Ieri sera a Lizzano, piccola cittadina pugliese in provincia di Taranto, il parroco Don Giuseppe Zito della Chiesa di San Nicola ha convocato una messa contro l’avanzare della legge sull’omofobia per “difendere la famiglia dalle insidie che la minacciano”.

Per fortuna alla messa (secondo alcuni testimoni) avrebbero partecipato solo 9 persone, ma la Sindaca ha comunque voluto prendere le distanze scendendo “in piazza” insieme ad altre persone e – munita di bandiera arcobaleno – si è presentata fuori la Chiesa.

Il parroco spaventato ha chiamato i Carabinieri che hanno successivamente identificato tutte le persone fuori la Chiesa, facendo molto arrabbiare la Sindaca, Antonietta D’Oria:

“Perché state identificando queste persone? Perché? Conoscete gli articoli della Costituzione? Manifestare è un loro diritto! Allora iniziate a identificare quelli che sono là dentro [in Chiesa, ndr] perché Lizzano è una città democratica. E questa è una vergogna. Manifestare è un loro diritto”.

Successivamente si è poi affidata ad un comunicato stampa:

“Certo non sta a noi dire quello per cui si deve o non si deve pregare, ma anche in una visione estremamente laica quale è quella che connota la attuale Amministrazione Comunale, la chiesa è madre e nessuna madre pregherebbe mai contro i propri figli. Qualunque sia il loro, legittimo, orientamento sessuale. Perché, come ha scritto meglio di come potremmo fare noi, padre Alex Zanotelli, quando ha raccontato la propria esperienza missionaria nella discarica di Corogocho, la Chiesa è la madre di tutti, soprattutto di quelli che vengono discriminati, come purtroppo è accaduto, e ancora accade, per la comunità LGBT.

A nostro modestissimo parere e con la più grande umiltà, ci pare che altre siano le minacce che incombono sulla famiglia per le quali, sì, sarebbe necessario chiedere l’intervento della Divina Misericordia.
Perché non pregare contro i femminicidi, le violenze domestiche, le spose bambine?
Perché non celebrare una messa in suffragio per le anime dei disperati che giacciono in fondo al Mediterraneo?
Perché non pregare per le tante vittime innocenti di abusi?
Ecco, senza voler fare polemica, ma con il cuore gonfio di tristezza, tanti altri sono i motivi per cui raccogliere una comunità in preghiera. Certo non contro chi non ha peccato alcuno se non quello di avere il coraggio di amare. E chi ama non commette mai peccato, perché l’amore, di qualunque colore sia, innalza sempre l’animo umano ed è una minaccia solo per chi questa cosa non la comprende”.

Se tutti i Sindaci fossero così.
Che donna!

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